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Endurance, effetti a lungo termine
Praticare sport aerobico a lungo termine è dannoso per la salute?
27/04/2018

Nel 2012 un gruppo di ricercatori belgi, ha pubblicato uno studio nel quale si riportava che sessioni ripetute di esercizio aerobico intenso di alto livello potessero causare una ipertrofia patologica del ventricolo destro; che poteva essere associata a potenziali danni alla salute, come per esempio lo scompenso cardiaco. Ha così preso il via un forte dibattito tra gli esperti del mondo dello sport e del mondo medico. Medici specialisti dello sport dell’università di Saarland hanno deciso di mettere alla prova le conclusioni dello studio dei ricercatori belgi, esaminando il cuore di diversi atleti di endurance di alto livello. I loro risultati però hanno portato al rifiuto dell’ipotesi sostenuta dai colleghi; in quanto non hanno trovato alcuna prova che dimostrasse che anni di allenamento intenso di endurance fossero la causa di danni riportati dal ventricolo destro.
Ma la discussione sui potenziali danni che lo sport di endurance apporta al cuore non sono una cosa recente, e impegnano la comunità medica da oltre un secolo. Anche se è ormai riconosciuto il fatto che la presenza di un cuore ipertrofico negli atleti sia una reazione sana che riflette gli aggiustamenti di questo organo ad un allenamento aerobico regolare, un certo numero di studi sembra indicare che svolgere molto esercizio aerobico ad alto livello possa causare delle modificazioni alla struttura del cuore tutt’altro che sane. Questa è la stessa conclusione a cui era giunto il gruppo di ricercatori belgi, composto da cardiologi e medici dello sport e che aveva tanto fatto discutere.

RISULTATI DELLO STUDIO BELGA

I ricercatori avevano stabilito un legame tra l’allenamento aerobico estremo, l’ipertrofia acuta e la deficienza funzionale del ventricolo destro immediatamente dopo lo sport. Più precisamente, avevano osservato una diminuzione della funzionalità ed una ipertrofia del ventricolo in atleti che avevano partecipato a molte ore di sport aerobico competitivo. Nonostante ciò, gli studi longitudinali non sono riusciti, fino ad oggi, a confermare l’ipotesi secondo la quale l’esercizio aerobico ha come conseguenza, a lungo termine,un danneggiamento del ventricolo destro che prende il nome di “displasia ventricolare destra aritmogena indotta dall’esercizio”. Pertanto non sappiamo se l’ipertrofia acuta del ventricolo successiva ad un’attività aerobica intensa, identificata dai ricercatori belgi, conduca realmente ad una condizione cronica potenzialmente letale.

LO STUDIO DEI RICERCATORI DI SARREBRUCK

Per la squadra di ricercatori dell’università di Sarrebruck, diretta da cardiologi e medici dello sport, l’ipotesi sostenuta dai colleghi del Belgio non può essere sostenuta. Questi studiosi hanno esaminato per diversi anni degli sportivi di alto livello, provenienti da una grande varietà di sport (triatleti, nuotatori, calciatori professionisti). Per tutta la durata dello studio, i ricercatori di Sarrebruck non hanno mai trovato dati che confermassero l’ipotesi avanzata dai colleghi. Pertanto hanno deciso di metterla alla prova più esplicitamente.


Hanno esaminato atleti di alto livello (età media 47 anni) e li hanno confrontati con un gruppo di controllo di 33 uomini con la stessa età, la stessa altezza e lo stesso peso ma che non avevano mai praticato questo tipo di sport. Il gruppo di atleti, comprendeva ex-olimpici e partecipanti al campionato Ironman , che si erano allenati ad alti livelli per circa trent’anni e che continuavano ad allenarsi in media per 17 ore alla settimana. Gli scienziati sono stati i grado di confermare che il cuore di tali soggetti, era, come ci si aspettava, significativamente più grosso e più forte di quello degli uomini del gruppo di controllo. Ma non hanno trovato danni permanenti, né un’ipertrofia patologica o una deficienza funzionale del ventricolo destro o sinistro in atleti che avessero praticato per anni un’attività di endurance intensa.

CONCLUSIONI

Focalizzando l’attenzione su sportivi di alto livello, ben allenati e attivi, i ricercatori hanno individuato un metodo più fine di circoscrivere un problema riscontrato da chi si occupa di tali questioni. Sebbene le immagini della risonanza magnetica cardiovascolare siano il metodo migliore per esaminare il cuore, ed in particolare, i ventricoli, non è da molto che questa tecnologia é disponibile e non é parte degli esami di routine a cui é sottoposto un atleta.   Gli studi sistematici a lungo termine che si basino sulla risonanza magnetica cardiovascolare non saranno disponibili in un futuro prossimo e dati provenienti da studi longitudinali, nei quali i soggetti siano registrati attraverso la risonanza magnetica cardiovascolare per vari anni non esistono. Pertanto osservare un gruppo di atleti di alto livello resta il mezzo più efficace per studiare l’impatto a lungo termine di diversi anni di sport di endurance a livello agonistico o professionistico.

Riferimenti :
[1] Philipp Bohm, Günther Schneider, Lutz Linneweber, Axel Rentzsch, Nadine Krämer, Hashim Abdul-Khaliq, Wilfried Kindermann, Tim Meyer, Jürgen Scharhag. Right and Left Ventricular Function and Mass in Male Elite Master Athletes. Clinical Perspective. Circulation, 2016 ; 133 (20) : 1927.

[2] A. La Gerche, A. T. Burns, D. J. Mooney, W. J. Inder, A. J. Taylor, J. Bogaert, A. I. MacIsaac, H. Heidbuchel, D. L. Prior. Exercise-induced right ventricular dysfunction and structural remodelling in endurance athletes. European Heart Journal, 2011 ; 33 (8) : 998.

cecilia puliti
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Appassionato
22 Anni
studentessa
padova
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