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Forma ovale pervio
la testimonianza di Alessio
30/09/2019

Nel precedente articolo (che puoi leggere qui), vi ho parlato del forame ovale pervio, da un punto di vista oggettivo. Vi ho descritto in cosa consiste, sintomi, esami diagnostici. Oggi vi parlo della mia esperienza.

Presentazione

Mi chiamo Alessio, ho 32 anni, sono padre di famiglia, marito, Plant Manager e sono amante dello sport. Sono nato sportivo, sono attualmente uno sportivo e lo rimarrò per sempre.
Lo sport mi ha cresciuto, mi ha plasmato e aiutato in tutto nella vita.
Sono cresciuto con il ciclismo e con il mito di Marco Pantani e sono quasi diventato un professionista. Quasi perché purtroppo c’era chi era più forte di me.
Negli anni ho partecipato a diverse corse a piedi, dai trail in montagna alle mezze maratone, per poi finire a partecipare a diversi triathlon. Mi sono sempre allenato con i pesi in palestra.
Ho sempre goduto di ottima salute, tranne qualche sporadico attacco (circa 2 o 3 volte all’anno) di emicrania con aura (emicrania che si manifesta inizialmente colpendo il campo visivo, per poi sfociare in un intenso mal di testa).

Le emicranie

Il 2017 è stato per me l’anno più importante della mia vita. Principalmente perché sono diventato padre, ma anche perché mi hanno diagnosticato il Forame Ovale Pervio (PFO) e una vecchia ischemia talamica.
Tutto iniziò l’estate di quell’anno, l’emicrania con aura iniziò a presentarsi più frequentemente anche 2 volte al mese (contro le 3 volte all’anno) e gli attacchi erano sempre più dolorosi, non trovavo pace se non al buio e in completo silenzio.
Inizialmente mi dicevo “ma si Alessio sarà lo stress lavorativo, stanno per arrivare le ferie e stai per diventare papà (mio figlio è nato ad ottobre), tutti questi pensieri ti staranno un po’ stressando”. Poi un bel giorno in ufficio di colpo, un attacco di emicrania con aura, fortissimo il più forte di sempre a pochi giorni di distanza dall’ultimo. Mi ricordo che leggevo una cosa scritta al pc e non riuscivo a ripeterla ad un mio collaboratore. Ero nel panico e decisi di andare al pronto soccorso.
In ospedale mi fecero degli esami del sangue e una visita neurologica, risultato, tutto ok. Per chi mi visitò avevo avuto la solita emicrania ma più forte.

L'ischemia

Io però non mi sentivo tranquillo e gli ultimi malesseri mi avevano lasciato nella testa il pensiero che dovevo approfondire di più quello che mi era successo. Visto che nella vita sono molto scrupoloso e mi piace andare fino in fondo nelle cose decisi di andare privatamente a fare una risonanza magnetica con liquido di contrato. Il referto mi spiazzò e mi mandò in crisi così come non mi era mai capitato in vita mia “pregressa ischemia talamica sinistra”.

Tornai impaurito dal neurologo del pronto soccorso il quale mi disse, dopo aver letto il referto e viste le immagini, che non c’erano evidenti motivi per la mia condizione di salute attuale (giovane età, non fumatore, sportivo) per aver avuto un’ischemia, nel mio caso un TIA (ischemia transitoria) e che quanto visto dalla risonanza poteva anche essere il segno (una minuscola macchiolina bianca) lasciato da un’emicrania forte. Mi consigliò comunque una terapia con Cardioaspirina.

Gli approfondimenti

Uscii dall’ospedale ma ero comunque pieno di dubbi e pieno di paura/pensieri, decisi di andare da un medico molto conosciuto nella mia zona. Volevo sottopormi ad un check-up generale.Mi visitò dalla testa ai piedi, carotidi, cuore, arterie, polmoni, fegato, reni... insomma, tutto, e non saltò fuori nulla di anomalo o strano.

Il dottore (che poi ringrazierò per tutta la vita) mi disse, “Alessio per me sei perfettamente sano, l’unica cosa che io non riesco a vedere è la pervietà del forame ovale”.
Mi spiegò scrupolosamente di cosa si trattasse (io fino a quel momento non lo sapevo) e che esame dovevo fare per capire se avevo o meno il PFO.

La diagnosi

Prenotai il color doppler transcranico e il risultato fu subito evidente, ero affetto da forame ovale pervio.
Con quel referto i medici si spiegarono la mia ischemia transitoria.
Tornai dal dottore che mi consigliò questo esame e vengo indirizzato al Policlinico di S. Donato Milanese, da uno dei più famosi cardiologi che abbiamo in Italia, il dott. Mario Carminati. Una volta visti tutti i miei esami mi consigliò l’intervento di chiusura e fissò la data.

L'intervento

Sono stato operato a febbraio 2018, l’intervento non è per nulla doloroso. Viene fatto un taglietto a livello inguinale e tramite l’arteria femorale si accede al cuore con un catetere dove poi successivamente viene rilasciato il device occlusore.

Sono entrato in ospedale per gli esami il 14, il 15 sono stato operato e il 16 ero già a casa mia. 10 giorni di riposo, nei quali ho condotto una vita normale (per 6 mesi è necessaria una terapia con Cardioaspirina, poi più nulla se tutti gli esami post intervento sono a posto). Dopo una settimana facevo passeggiate leggere e dopo due mesi ho ripreso ad andare, in maniera molto cauta, in palestra.

La convalescenza

All’esame clinico a 3 mesi ricevetti l’ok per riprendere ad andare in bici, correre e nuotare. Non a livello agonistico ma per stare in salute.
Al controllo del sesto mese e dopo un altro color doppler transcranico, questa volta negativo, mi dissero di sospendere la terapia con cardioaspirina e di riprendere a fare tutto normalmente.
Circa verso l’ottavo mese andai a fare la visita medica sportiva sotto sforzo, ho ricevuto  l’idoneità senza limitazioni. Dopo un anno ho ripreso a gareggiare (corsa a piedi in montagna e cronoscalate con la bici), continuo ad allenarmi con i pesi e ho ripreso completamente fiducia in me stesso come se non avessi mai avuto niente (l’emicrania è scomparsa).

Cosa mi ha lasciato il forame ovale pervio

È stata sicuramente un’esperienza che mi ha rafforzato molto e dato tanta, tantissima forza. Consiglio a chiunque di non trascurarsi mai e di non fermarsi al primo medico se non siete pienamente soddisfatti. La vita è bellissima ma è una sola, non sprechiamola!
Alcuni studi hanno evidenziato che su 10 persone 3 hanno il PFO ma che di queste 3 solo il 6% avrà ictus o ischemie.
Io mi reputo fortunato ad essere qui a scrivervi questo articolo, poteva andarmi molto peggio.
Molti, anche alcuni cardiologi, purtroppo, non danno molta attenzione al PFO, io vi dico di farvi controllare al minimo dubbio e spero di esservi in qualche modo stato d’aiuto con il mio racconto.

Un abbraccio e un ringraziamento a Fran per questa opportunità.

 

Alessio Corghi
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