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Il mio approccio fuori dalle mura domestiche
Come gestire la Mensa ristorante
25/09/2015

Venivo da un periodo di totale dedizione agli allenamenti e soprattutto ai fornelli. Con Fran mental-coach già da qualche mese e con i primi risultati evidenti di un cambiamento repentino della mia composizione corporea. Maniacale nel preparare i pasti. "Non un grammo in più" era la regola. Avevo instaurato un rapporto con la bilancia davvero negativo. Togliere e mettere finché non vedevo apparire il numero prefissato. Poi, da un giorno all'altro, catapultato nella dimensione di una caserma, fatta di orari rigidi e mense mediocri. Ho vissuto le prime settimane di terrore. Sfiduciato. Consapevole che da lì in poi ogni sacrificio fatto sarebbe risultato inutile. Dovevo studiare il giusto assetto. Sono servite più settimane per trovare qualcosa che potesse risultare ottimale alle esigenze di quel momento e dei mesi avvenire.

Le mense, solitamente, offrono piatti tiepidi, riso/pasta scotta e sicuramente non badano a come sia meglio cucinare un alimento. Niente di più complicato per chi reputa la sessione quotidiana ai fornelli più importante, o quasi, di quella in palestra e si ritrova ad over attingere quotidianamente da queste. Un altro problema è dato dall'impossibilità di tracciare i macronutrienti. Un pó come trovarsi ad un ristorante e avere un menù fisso senza troppe possibilità di scelta. Insomma, un vero e proprio calvario! Non avendo però altre possibilità ho dovuto trasformare i miei occhi in una bilancia e adattare le mie giornate in base a quanto attinto dalla mensa. Non sarà basmati e nemmeno integrale ma il riso non manca mai. A seconda dei macros giornalieri e della distribuzione di quest'ultimi durante l'arco della giornata cambio il numero di cucchiai che assumo. Ho stimato che 50gr di classico riso bianco cotto, corrispondono a circa quattro cucchiai da cucina. Il conteggio non spaccherà il grammo, ma il cucchiaio è diventata la mia unità di misura nell'ultimo periodo. I secondi piatti sono il vero problema. Porzioni ridotte e qualità bassa. Senza contare che normalmente, anche una semplice fettina di bovino ai ferri è impregnata di olio, magari aggiunto in crudo ma del quale non conosco le quantità. Come agisco? Lascio sempre un margine che varia dai 5-10 grammi di fats in meno derivati dalla visione che ho avuto del piatto così come per carbs e pro. Non sarà un metodo congeniale ai più e nemmeno la soluzione del problema ma per chi si trova nella mia stessa posizione potrà essere una linea di riferimento.

Marco.

Marco Correnti
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